TouchTheSound Guitar Audition: Robert Bouchet
GuitarMind, Carpi
Coordinamento: Gabriele Lodi
Direzione Organizzativa: Bottega del Restauro e TouchTheSound Project
GuitarMind, Via Matteotti 12, Carpi (MO)
Entrare nel contesto da cui é emersa la figura di Robert Bouchet, attraverso la prova e l’analisi di due modelli incredibilmente vicini a quelli che aveva tra le mani il maestro stesso (Antonio de Torres, forma grande della prima epoca in Palissandro Brasiliano e Renè Francois Lacote, modello “standard” in Mogano Cubano) ha suscitato un prolungato momento di indagine sui modelli storici e la loro stessa valorizzazione, anche attraverso il progetto di Liuteria Narrata con la riproposta della chitarra ad oggi costruita in “copia”.
Questi contenuti evidentemente sono ancora in grado di alimentare curiosità ed entusiasmo; indispensabili oltretutto come legame di confronto attraverso le generazioni, nella salvaguardia di un percorso storicamente condiviso e sigillato nel repertorio.
Potremmo forse dire che ci siamo avvicinati all’atmosfera che nei primi anni ’50 del secolo scorso si respirava al club “Plein Vent”, situato in Rue Descartes a Parigi; in questo iconico locale, condiviso con una libreria, si riuniva il circuito chitarristico parigino “Les Amis de la Guitare”, tra cui naturalmente Robert Bouchet, Ida Presti, Alexander Lagoya, Christian Aubin, Daniel Friederich, il titolare Gérard Imbar, solo per citarne alcuni… Lì il confronto sul tema della Liuteria era certamente tra i principali, come dimostra questo documento frutto di quel contesto. (vedi foto 2)
Per arrivare dunque all’oggetto in questione, e cioè l’esperienza diretta su due strumenti originali di Bouchet, molto diversi fra loro; questa interazione si è rivelata estremamente preziosa oltre che rivelatoria del suo operato e della sua manifestazione artistica.
Il primo strumento (datato 1950) fu realizzato dal maestro per far rivivere la dimensione sonora del progetto Torres, ed è rappresentativo della sua produzione che dai primi esemplari procede per poco meno di un decennio, sempre sulla scia della ricerca e dell’interesse nella esperienza diretta e nella riscoperta del mondo “originale” della chitarra spagnola, senza filtri né intermediazione.
Nel secondo strumento (datato 1969) è invece tangibile il recupero e l’inclusione di un riferimento sonoro e progettuale evidentemente ancora molto apprezzato, collettore del carisma timbrico/espressivo parigino: il mondo salottiero e nobiliare del suono di Lacote, perfetta rappresentazione del gusto borghese ottocentesco, che si ripresentava sotto nuova veste fra “Les Amis de la Guitare”.
La chitarra del 1969 è a tutti gli effetti dimostrazione dello sviluppo personale dell’autore, in cui la complessità degli elementi che bilanciatamente coesistono nel progetto è magistrale!
Lo strumento, dimensionalmente moderno e di base spagnola, si lega all’identità sonora più tipicamente romantico-cantabile parigina, focalizzando un progetto che ottimizza il funzionamento della chitarra (nello specifico della tavola armonica) rispetto all’interazione con la novità assoluta e caratterizzante dell’epoca moderna: le corde di nylon.
Possiamo quindi senza dubbio conferire a Robert Bouchet e alla tradizione liutaia francese moderna il prestigio di aver conferito le principali modifiche di ammodernamento costruttivo e progettuale alla chitarra moderna, al fine di ottemperare al miglior accoppiamento fra chitarra e “nuove” corde.
Da non tralasciare in questo percorso è la presenza di importanti manifatture storiche di corde, come la Concertiste, la Savarez e sopra tutti la multinazionale americana D’Addario, fondata dal chimico francese DuPont.
Dunque, in conclusione: si potrebbe dire che è proprio questo aspetto di riconsiderazione dei rapporti di funzionamento della chitarra rispetto al nuovo approccio pratico su corde diametralmente diverse dal budello il focus del prestigio della liuteria tradizionale francese, che da Robert Bouchet a Daniel Friederich fino al più contemporaneo Dominique Field prosegue nel panorama internazionale contribuendo ad alcune importanti considerazioni.
Il nylon ha senza dubbio rinnovato l’interazione del chitarrista con l’attacco sulla corda: più unghia, maggior fisicità, grande incremento di espressività e colori, maggior dinamica…ecc.
Valeva e vale certamente la pena di occuparsi di come supportare tutto questo, non vi pare? Con un certo amor di Francia, ovviamente…




